Recinzioni per l’animale

La prima recinzione è forgiata con le lamette, la seconda è costruita tra le macerie e la terza è fatta di carta.

LAMETTE:

Ma che gruppone, ma che discone: visibilio! Vinile monolato, serigrafato sull’altro con un artwork ove distinguo la mano inconfondibile tra mille di Francesco Ratigher, e contenuto musicale all’altezza di cotanto splendore. I Cayman The Animal, prima di essere tali, sono stati moltissime altre cose in quel di Perugia: ad esempio, sono stati gli Ouzo e sono stati gli Ingegno. Punk-hardcore, dunque, ma di quello evoluto e per niente tirato lì a cazzo. Non so, potrebbero ricordarmi la california dei primi anni ’80, sul versante tecnico Dead Kennedys et similia, ma è veramente difficile classificarli. Cambi di tempo, break, trovate inusuali, squisitezza, melodia e incazzo, tutto in uno. Testi intelligenti in un inglese finalmente sintetico e credibile, con tanto di spiegazione in calce.

11 pezzi 11, a comporre un puzzle in cui ogni tassello è indispensabile. Pappatevi però cose come “Drinking & shaving”, “Message in the butthole” (palma d’oro per il miglior titolo di sempre, considerando che io odio Sting), la title track, “The weirdest answer ever given” o il folle riadattamento da Melville contenuto in “The quarter-deck”, tanto per farvi un’idea di come si possa dire tanto in poche righe ed essere personali, originali e venefici.

Per voi pischelli che non ciàvete il piatto: CD allegato al disco vinilico, che riprende quota con mio sommo gaudio. [Simone]

AUDIODROME:

Vecchi pirati del punk si sono incontrati e hanno deciso di fondare una nuova confraternita, dedita ovviamente a contrabbando musicale e ripetuti arrembaggi alle certezze (soprattutto, quelle di chi vorrebbe sapere a scatola chiusa cosa troverà in un disco).
I Cayman The Animal colpiscono come meno ci si aspetterebbe, annegano il loro lato punk all’interno di una formula che affianca rock’n’roll e un malcelato spirito prog, nulla affatto accademico e decisamente iconoclasta, giusto per avere un approccio aperto e libero da gabbie stilistiche o pregiudizi di sorta. Per seguire la vocazione piratesca, il vinile (accompagnato da cd e serigrafato, ad aggiungere valore al tutto) si può pregustare e scaricare dal blog della band, tanto per constatare in prima persona i pregi di una musica che risulta davvero difficile da descrivere in poche parole, in particolar modo per la ricchezza degli elementi mandati a collidere senza soluzione di continuità contro la spina dorsale dei brani, in una sorta di giochi senza frontiere a tema marinaro. Lungo le unici tracce si incontra di tutto, sprazzi di Black Flag e starnuti, riff sulfurei e chitarre imbizzarrite, cambi repentini di tempo e direzione musicale, marcette che si tuffano nel blues per poi riapparire in superficie sotto forma di pura dinamite old-school, senza che ciò limiti la fluidità di una manciata di anthem che si imprimono in mente al primo ascolto e difficilmente se ne vanno. Visto da lontano il disco del caimano ricorda la sigla dei Simpson, con quell’aria da patchwork di note male assortite, eppure – o forse proprio per questo – così irresistibile e accattivante, proprio come accade con la ciurma di capitan Jack Sparrow. Del resto, già a scorrere i titoli dei brani si comprende quale sia lo spirito della masnada di filibustieri e come vada interpretato quel lapidario “Too Old To Die Young”, tanto perfetto che verrebbe voglia di tatuarselo sulla schiena, magari con un’ancora e qualche altro simbolo a tema. Il suggerimento è, più che mai, quello di andare sul blog e ascoltarsi le undici tracce in questione, ci si rivede sotto coperta. [Michele Giorgi]

BLOW UP:

Al debutto la band e anche l’etichetta, su formato abbinato vinile (serigrafato su un lto e inciso sull’altro) più CD. Non sono di primo pelo però i membri dei Cayman The Animal, in passato già impegnati in formazioni dell’area perugina (Ouzo e Ingegno, per dirne due). Un pò ci giocano sul loro essere punk “sulla trentina”, che hanno scampato l’assunto del “live fast die young”. Anche musicalmente la loro visione punk ha molti riferimenti dettati dall’esperienza e non si nascondono a prendere diversi sbocchi: in maniera vorticosa, a tratti confusionaria e incosciente. Dovessi dare delle coordinate su due piedi mi vengono in mente Refused, Descendents, e quell’emo sound dei Novanta che proprio in Umbria, attraverso una label come To Lose La Track, ha trovato terreno fertile per coltivare rivincite terminologiche. “Too old to die young” quindi forse manca di un “core” stilisticamente nevralgico ma non manca certo di energia ed entusiasmo, come dimostrano dalle staffilate di K’s Rondò al refrain della title-track, dalle costipazioni di Cut you open ai rilasci di Message in the butthole. Buona la prima. [Fabio Polvani]

About Cayman the Animal

Hippy punx from the port!
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